L’ ENIGMA DELLE MADONNE NERE

“Sono nera, eppure sono bella.”

“Nere come la terra, misteriose come l’Oriente.”

 

(A cura di Eiael)

 

L’enigma delle Madonne Nere. Già la definizione Madonna Nera sembra una contraddizione di per sé: la madre di Gesù non può essere che luce, non ha nulla a che spartire con il nero delle tenebre. Non è proprio così. Il colore nero non sta a simboleggiare solamente le tenebre, ma anche la terra scura e fangosa della fertilità. Per l’iniziato, la Madonna Nera è Madre Terra. Com’è possibile, allora, che un simbolo atavico del femminino sacro sia venerato nelle chiese? Come si è insinuata la Vergine pagana nel cuore del cristianesimo cattolico, al centro di una delle grandi religioni monoteistiche e misogine?

Per scoprirlo, dobbiamo ricorrere ai documenti storici. La testimonianza scritta più antica su una Vergine Nera appare in una cronaca dell’anno 1255. Secondo l’autore del documento, il re francese Luigi il Santo portò con sé, di ritorno da una Crociata in Palestina, alcune sculture della Vergine Maria che lasciò poi nella regione di Forez. Le statue erano “scolpite in legno scuro e provenivano dall’Oriente”. Da allora le misteriose Vergini Scure ebbero accesso ai nostri altari.

Ex Oriente lux?

Ancora una volta ex Oriente lux? Oggi le Madonne Nere sono presenti in tutta Europa. E non solo. Anche nelle Isole Canarie, in Sudamerica, in Russia, nelle Filippine. Almeno duecento di queste statue dominano gli altari delle chiese francesi, ma la loro culla è nella regione dell’Auvergne. Purtroppo il ricercatore che intenda intraprendere uno studio personale sulle Vergini Nere, si trova di fronte a un problema non indifferente. In molti casi il clero locale ha voluto nascondere il colore scuro e poco ortodosso delle statue. Scandalizzati dalle fattezze troppo esotiche delle Madonne, gli ecclesiastici le hanno fatte… dipingere di bianco.

In altri casi, pur lasciando il colore scuro originario, parroci e sagrestani tentano di convincere il visitatore inesperto che il nero sia dovuto esclusivamente al fumo perenne dei ceri e non alla qualità del legno scelto dallo scultore oppure a una colorazione voluta dall’artista. Evidentemente una Madonna che non abbia l’aspetto caucasico, con i capelli biondi e gli occhi azzurri, disturbò allora e disturba tutt’oggi molti esponenti della Chiesa Cattolica. Latente razzismo?

Per riconoscere il “cuore nero” delle Vergini contraffatte, il ricercatore deve perciò munirsi di pazienza, indagare sulla storia della statua in questione ed essere in grado di individuare alcune delle particolarità che differenziano le Vergini Nere da qualsiasi altra rappresentazione di Madonna. E qui ci viene in aiuto l’autore francese Jacques Huynen, uno specialista delle Vergini Nere, il quale ha individuato tredici caratteristiche tipiche:

Sono tutte di legno e risalgono per la maggior parte al: XI, XII e XIII secolo.

Sono tutte Vergini Regine, sedute su di un piccolo trono di forma più o meno cubica. (Quasi tutte hanno il bambino in grembo, ma non necessariamente.)

I loro volti non riflettono sentimenti. Appaiono distaccati e ieratici.

L’attenzione dell’artista è sempre rivolta soprattutto alle fattezze della Madonna, mentre il bambino – se c’è – è ritratto con minore accuratezza.

Qualora gli abiti dipinti della statua conservino ancora tracce della colorazione originaria, appaiono sempre questi tre colori: bianco, rosso e blu.

Le Vergini hanno tutte le stesse dimensioni e misurano circa settanta centimetri di altezza, trenta centimetri di larghezza e trenta di spessore.

I luoghi in cui esse sono state collocate erano considerati sacri già nei tempi più remoti e molto spesso vi si venerava una divinità celtica o pagana in generale.

La storia – o leggenda – che viene tramandata sulle origini di ogni scultura presenta sempre elementi collegati all’Oriente.

Tutti i luoghi in cui si trovano delle Madonne Nere furono nel Medioevo importanti centri di pellegrinaggio.

La storia dei santuari che racchiudono le Vergini Nere presenta immancabilmente una relazione stretta con abbazie benedettine e cistercensi oppure con commende templari.

Tutti gli edifici sacri in cui le Vergini sono state collocate, rivelano segni e simboli di carattere esoterico.

Le storie miracolose sulle origini e sui prodigi operati dalle Madonne presentano tutte evidenti analogie.

Anche i rituali e alcuni dettagli dei culti cristiani dedicati alle Madonne recano similitudini strane e tutte molto simili, che non possono essere spiegate né in senso cattolico, né in senso esoterico.

Originariamente la Madonna Nera, rappresentazione della materia prima nascosta nel ventre della terra, veniva installata nelle cripte degli edifici sacri. La si chiamava Nôtre Dame de dessous terre, Nostra Signora di sotto terra.

Eugene Canseliet, discepolo dell’occultista Fulcanelli, ci racconta una scoperta da lui fatta nel castello francese della famiglia du Plessis-Bourré. In una sala del palazzo vi è la scultura di una sirena nera con il ventre gonfio, proprio come se fosse incinta. Nella mano destra la sirena regge uno specchio convesso in cui si rimira, ricordando la frase della regina di Saba: “Nigra sum sed formosa” (Sono nera eppure sono bella). Oggi, dice Canseliet, in seguito alla restaurazione della statua, gli artigiani hanno sostituito lo specchio con un pettine. Tale aneddoto dimostra come si può cambiare completamente il messaggio di un’opera , alterandone anche soltanto un dettaglio.

Celti e divinità femminili della terra e dell’acqua

Non solo le Madonne Nere presentano un legame con il paganesimo europeo e con l’Oriente, ma anche con i culti druidici dei Celti. Infatti ogni santuario contenente una Vergine Nera è – o era – situato nei pressi di dolmen, menhir o cromlech, di foreste sacre e fonti. Tutti luoghi, insomma, che evidenziano un nesso con la cultura degli antichi druidi. Non per nulla proprio nella regione dell’Auvergne, situata nel centro della Francia e caratterizzata dalla presenza di sorgenti minerali, catene montuose e vulcani, si presenta la maggior concentrazione di Madonne Nere al mondo. Là, dove le manifestazioni di Madre Terra sono palesi e costanti. E i monti che s’innalzano nell’Auvergne, vengono chiamati Monti Celtici.

Tra le Madonne Nere più famose di Francia, vorrei ricordare la misteriosa Vergine di Dijon, in Borgogna: Nôtre-Dame-du-Bon-Espoir, una delle sculture più antiche in assoluto. La statua risale all’ XI secolo. Purtroppo durante la Rivoluzione Francese le fu strappato il bambino dal grembo, e le mani e i piedi della statua andarono distrutti. E tuttavia nessuna di tutte le Madonne Nere che ho veduto finora, mi ha affascinato come questa. Semplice ed espressiva, la Vergine di Dijon sembra giunta direttamente dall’Africa, terra delle nostre origini: di legno scuro, con i seni pesanti, il ventre gonfio da donna incinta. È la virgo paritura. Il clero locale ha vestito la statua con abiti che ne coprono per intero la figura, privandoci così della vista di un piccolo capolavoro. La sua nudità ancestrale esposta in una chiesa risultava inquietante.

Proprio vicino a Dijon c’è Fontaines, località in cui nacque Bernardo di Chiaravalle, padre spirituale dell’Ordine del Tempio. Il cistercense conosceva sicuramente la madonna di Dijon, che dovette influenzare il suo pensiero mistico almeno quanto quella di Châtillon. Fu proprio una visione percepita ai piedi della Madonna Nera di Châtillon ad ispirare la sua venerazione tutta particolare per la Vergine Maria.

Un’altra Virgo molto suggestiva è quella di Le Puy-en-Velay. Si trova nel santuario francese di Nôtre-Dame-du-Puy, è di foggia bizantina. Ha un volto singolare, una corona che reca sulla sommità una colomba. L’abito è decorato con simboli che ricordano il sole e con delle lingue di fuoco. La statua è la riproduzione di una più antica che doveva risalire all’ XI secolo ed essere stata portata dalla Terrasanta da re Luigi VII. Le Puy era un centro druidico di grande importanza. Purtroppo oggi anche questa Madonna è stata abbigliata con un manto chiaro che la copre per intero, come a voler esorcizzare il nero del volto.

Ne parla un’antica leggenda che è legata ad una pietra nera tutta particolare: quella di un dolmen, che nel 430 d .C. avrebbe guarito una vedova da febbre mortale. La pia donna, in seguito ad una visione della Vergine Maria, si stese sulla pietra nera, la “pierre des Fièvres”, e guarì. Tale prodigio, che non rimase un caso isolato, venne confermato dal vescovo locale. Ancora oggi si può ammirare la pietra nera, situata presso l’entrata principale del santuario.

E che dire della piccola chiesa della Madonna Nera di Vassivière che s’innalza a ben 1300 metri d’altitudine? L’origine del nome “Vassivière” è celtica, cosa che indica la presenza di un luogo di culto attivo sin da tempi remoti. Se la statua di questa Vergine è purtroppo soltanto una copia di quella più antica – fu realizzata nel 1808 per rimpiazzare la scultura medievale distrutta durante la Rivoluzione Francese -, il segreto della Madonna di Vassivière sembra consistere soprattutto nell’ambiente che la circonda.

Nei pressi della piccola località montana francese vi sono infatti molte grotte artificiali adibite a rifugi, rese abitabili per mezzo di corridoi, rampe di scale e vaste sale scolpite nella roccia. Una di esse alberga addirittura una cappella sacra con tanto di affreschi risalenti al X secolo. Una sorta di fortezza segreta costruita all’interno della montagna. Ebbene, le leggende popolari raccontano che furono proprio i Templari a occupare queste grotte, forse per nascondersi in seguito alla persecuzione dell’Ordine. Qui i monaci del Tempio avrebbero praticato i loro riti segreti. Non è questa la prima volta in cui si affaccia una connessione palese fra femminino sacro e Ordine del Tempio, e nemmeno l’ultima. Sembra, infatti, che anche i monaci guerrieri – così come il loro padre spirituale Bernardo di Chiaravalle – abbiano venerato la Madre Terra e rispettato i culti ancestrali di matrice pagana incentrati su questo elemento di vita.

La località Saintes-Maries-de-la-Mer, situata nella Camargue, ha ormai fama internazionale. È noto il raduno annuale degli zingari di diverse nazionalità e tradizioni che giungono da ogni parte d’Europa per rendere omaggio alla loro patrona “Sara la Kali”, una sorta di Vergine Nera che però in realtà, come vedremo, ha ben altre origini. Invece pochi sanno che proprio in questo sito si ergeva, in epoca romana, un centro molto importante che portava il nome del dio egizio Ra, e in cui più tardi si venerarono Iside e Cibele. Nel VI secolo d.C., la località di Ra divenne Nôtre-Dame-de-Ratis. Ancora una volta, Nostra Signora sostituì le sue progenitrici pagane.

Le tre Marie e la festa di Saintes-Maries-de-la-Mer

Nel XV secolo, prese piede a Saintes-Maries-de-la-Mer la leggenda delle tre Marie del mare. Ciò fu dovuto al provvidenziale ritrovamento dei resti di Maria Giacobbe e Maria Salomè (1448) che aprì la via a un nuovo, lucrativo centro di pellegrinaggio cattolico. La leggenda medievale raccontava, infatti, che le due donne fuggirono dalla Palestina insieme con Marta, Lazzaro, Maria Maddalena e altre pie persone, imbarcandosi in una nave senza vela né remi e che giunsero in Provenza. Evidentemente qualche religioso attinse a questa fonte per avallare la genuinità dei resti ritrovati. E, a partire dal 1448, il nuovo culto delle tre Marie (Maria Giacobbe, Maria Salomè e Maria Maddalena) sostituì quello più antico di Nôtre-Dame-de-Ratis.

Ancor più tardi, e cioè nel XVII secolo, iniziò ad espandersi invece a Saintes-Maries-de-la-Mer il culto di Sara. Questa donna, chiamata nel 1686 ancora “Sarre”, era la serva di Maria Giacobbe e Maria Salomè. Ma va detto che la statua di Sara, che si trova oggi nella cripta della chiesa, risale soltanto al XIX secolo, e quindi si pensa che l’origine del pellegrinaggio dei Gitani risalga solamente a quel periodo più recente. Sara la Kali significa “Sara la Nera”, è vero. Ma non in riferimento ad una Virgo paritura, bensì alla dea indiana Kali, tanto cara agli induisti. E dunque non vi è rapporto tra Sara e le Madonne Nere, il cui arrivo in Occidente è di origine molto più antica.

Non sarebbe possibile elencare qui tutte le statue di Madonne Nere che si ergono sugli altari francesi, né quelle che diffondono un’aura di misteriosa sacralità nelle chiese spagnole, o in molti altri Paesi europei. Ma vorrei ricordare ancora due Vergini Nere della Penisola Iberica. La chiesa di una di esse si trova in una località dal nome intrigante, un nome che ricorda inequivocabilmente la città di Gerusalemme e l’antico Ordine di Sion: Siones.

Siones è situata in Navarra, nella provincia di Burgos. Ed è bene sottolineare subito che anche qui vi era un tempo una fortezza templare. La chiesa di Santa Maria s’innalza proprio sotto la catena montuosa denominata Sierra de la Magdalena. Non è certo un caso: si tratta di un territorio in cui Madre Terra veniva particolarmente venerata. L’autore Ean Begg definisce l’edificio sacro “chiesa degli iniziati” per i molti simboli che lo contraddistinguono. Un esempio? La scultura di un capitello rappresenta un portatore del Graal. Purtroppo l’effigie della Madonna Nera di Siones è stata dipinta di bianco. E tuttavia Begg ci racconta che gli abitanti del luogo la definiscono da sempre “un’autentica Iside cristianizzata”.

E poi c’è lei: sempre nel territorio di Navarra s’innalza la splendida cappella di Eunate. Si erge solitaria nella campagna, a poca distanza da Puente la Reina, dove un tempo – e come sarebbe potuto essere altrimenti? – vi fu un’importante commenda templare. In questo edificio ottagonale veniva custodita una Madonna Nera: la “Senora de las Cien Portas” (la Signora delle Cento Porte). Eunate costituiva un centro importante di venerazione mariale. Oggi è possibile ammirare una statua lignea di Madonna in trono con bambino. Non è più nera nemmeno lei, non è l’originale perduto, ma presenta alcune caratteristiche delle Vergini scure. La cappella di Eunate è un gioiello di bellezza architettonica e una scatola ermetica del Tempio. Fu spettatrice di riti segreti e la sua forma ottagonale ricorda senz’altro lo splendore del Graal.

 

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